Tutte le foto di Tallin le trovate qui.
Arrivato alla stazione degli autobus di Tallinn, mi sono ritrovato davanti al solito problema di trovare una cartina della città.
Per fortuna alla prima fermata degli autobus metropolitani ne ho trovata una.
Due cose in particolare mi hanno colpito sulle info che ho trovato riguardo l’ Estonia. La prima è che quasi tutti sanno parlare inglese, giovani e non, e la seconda è che è la nazione meno religiosa al mondo (il 76% della popolazione non segue alcun credo).
La prima caratteristica l’ho subito sperimentata chiedendo indicazioni per raggiungere la casa dei miei ospiti: anche le signore di una certa età sapevano parlare e capire quantomeno un inglese basico. Questo è molto strano per un paese ex-sovietico.
Attraversando il centro sul tram noto subito qualche differenza rispetto a Riga.
Negli ultimi 200 anni, L’Estonia ha subito più o meno la stessa sequenza di occupazioni della Lettonia, ma la sua storia, soprattutto quella economica, è leggermente diversa.
Il popolo estone e la sua lingua hanno molto in comune con i loro vicini finlandesi e, vista anche la facilità (Tallinn ed Helsinki si affacciano l’una di fronte all’altra sul golfo di Finlandia), anche durante l’occupazione sovietica gli scambi culturali, commerciali e sociali con la Finalndia non sono stati del tutto interrotti.
Si vede in generale più ricchezza e benessere rispetto a Riga. Le strade sono affollate di gente ben vestita, ci sono molti palazzi moderni, negozi, centri commerciali. Tra i locali del centro storico ci sono non solo i turisti, ma anche comitive di gente locale.
I miei ospiti vivono in un incasinatissimo appartamento all’interno di una tipica casa in legno e calce ritrutturata da poco e dichiarata monumento nazionale (poi scoprirò che quasi tutte le vecchie costruzioni in centro lo sono!).
Il ragazzo di couchsurfin che ho contattato, Markus è fuori fino al giorno dopo, ma ho il numero di Talen, suo compagno di appartamento. Talen lavora in un laboratorio dove costruiscono mobili in legno per le imbarcazioni caraibiche.
E’ molto appassionato verso il suo lavoro, e infatti mi fa vedere i mobili che ha costruito per la sua stanza, e i lavoretti che sta portando avanti.
Passo la serata con una coppia di couchsurfers, Thomas (belga) e la sua ragazza di Riga, anche loro ospiti della casa. Facciamo quattro passi nella notte bianca di Tallinn e notiamo quanti negozi e locali italiani, o presunti tali, affollano il centro storico.
Non solo ristoranti e pizzerie ma anche banche Unicredit, cucine Scavolini, Miele.
La ragazza di Thomas vuole diperatamente un locale dove ci sia della musica da ballare ma non è una impresa facile. Per prima cosa approdiamo in una birreria karaoke, dove ad un certo punto un vecchietto si scatena in una canzone italiana (Buonasera Signorina) con testo in estone e ritornello in italiano, muovendo le gambe a ritmo di twist. Io mi maledico per non aver portato con me la mia macchina fotografica e giuro di non lasciarla a casa mai più volontariamente.
Scansando poi tutti i night club e lap dance che popolano il centro storico, sbarchiamo infine in un interessante locale, il Clazz, dove suonano dal vivo musica brasiliana. Lì ci divertiamo molto a ballare, la musica è cooinvolgente, ma dopo un pò crollo mezzo addormentato sul divano. Ad un certo punto una finlandese sulla 40 mi prende per mano e mi chiede di ballare. Io ancora un pò intontito accetto, e provo a riprendermi dal torpore ballando un paio di pezzi. Alla fine torniamo a sederci e lei riprende a parlare alla sua amica mentre io convinco i miei compagni a ritornare a casa perchè proprio non mi reggo in piedi.
Il giorno seguente, mentre sono in centro con la bici senza freni che mi ha prestato Talen, ricevo un sms dal Alper, il ragazzo turco che ho conosciuto sul gruppo della transiberiana di couchsurfing. Ci incontriamo al solito McDonalds, crocevia e faro dei viaggiatori erranti e spaesati, nonchè ottimo posto per scroccare connessioni wireless.
Facciamo un giro verso il porto turistico e parliamo un pò del viaggio che vogliamo intraprendere lungo la ferrovia più lunga del mondo.
Alper è un ragazzo turco di Izmir che studia economia a Parigi e che ha viaggiato molto in Europa, ma ha anche vissuto negli Stati Uniti. E’ un couchsurfer abbastanza attivo.
E’ rimasto bloccato a Riga perchè aspetta il suo passaporto dalla Turchia, dove una agenzia turistica gli ha fatto ottenere il visto. I turchi hanno maggiori agevolazioni rispetto agli europei nell’ottneimento del visto russo, non saprei dire il perchè.
Infatti il suo visto è stato fatto in un solo giorno! L’unico problema è che è stato spedito da 10 giorni da Instambul a Tallinn ed ancora non ha notizie.
Scopriamo che la sua agenzia ha utilizzato la via più economica e quindi più lenta. Il corriere è francese, ed ora si trova in Germania. Scherzando gli faccio notare che il suo passaporto ora sta viaggiando più di lui.
In centro vediamo tra le altre cose, la bellissima chiesa russa, stile Cremlino.
Aspetto fino al mio terzo giorno per comprare il biglietto del bus per San Pietroburgo per vedere se arriva il passaporto di Alpert. Purtroppo è ancora in Germania, così vado a comprare il mio biglietto, ma i posti sono esauriti, e sono costretto a rimanere un giorno in più.
Per non dare troppo disturbo ai ragazzi che mi ospitano decido di chiamare Maia, un’ altra Couchoster, che però nei primi giorni non aveva disponibiltà di ospitarmi. Mi risponde positivamente e mi passa a prendere in serata in centro, una volta finitto di lavorare.
Maia lavora in amministrazione nell’università di media e cinema di Tallinn, e mentre andiamo al supermercato per comprare qualcosa da mangiare e da bere, incontriamo un suo collega, Dirk insieme a sua moglie e al loro bellissimo bambino Samuel. Dirk è tedesco e sua moglie è estone. Il loro figlio parla già le due lingue dei genitori e capisce benissimo l’inglese oltre a sapere pronunciare qualche frase. E’ inteligentissimo e molto vivace.
Come potete immaginare, io e Dirk finiamo per parlare di cinema e di cortometraggi isolando per una buona mezz’ora le due ragazze. Poi faccio solenne giuramento di cambiare argomento e passiamo una bellissima serata gustando un ottimo Chianti che non ho potuto fare a meno di prendere al supermercato, e un incredibile piatto semi-acido fatto col Kefiir e le rape rosse a pezzetti sott’aceto. Il primo assaggio è uno shock culturale, il secondo è accettazione, il terzo è quasi piacevole.
Il giorno dopo Maia mi porta a fare colazione nel parco che circonda il Palazzo Kadriorg che Pietro il grande fece costruire dall’architetto italiano Niccolò Michetti, dopo essere passati da una bottega comprare delle paste dolci e salate e due cappuccini da asporto.
Parliamo della filosofia del couchsurfin e del voler mollare tutto per viaggiare. Maia voleva lasciare il lavoro e partire come ho fatto io, ma la crisi economica l’ha spaventata e si è tenuta stretta il lavoro che comunque adora. Così invece di viaggiare ha cominciato ad ospitare gente proveniente da tutto il mondo, che è una esperienza comunque stupenda, ed io mi maledeico per non aver scoperto prima questo fantastico mondo.
Il couchsurfing per molti è una filosofia, per alcuni addirittura una religione, per Maia è un “filtro”.
Lei come me, e come molte delle persone che magari stanno leggendo quello che scrivo, ha sofferto della solitudine della città dove, dopo il lavoro , è difficile riuscire a conoscere gente nuova, e soprattutto interessante, che abbia qualcosa da dire di veramente importante, girovagando tra i locali della città.
Ospitare couchsurfers è il modo migliore per portare in casa il meglio del mondo, anche se non puoi muoverti. Puoi ritrorarti a feste di viaggiatori, poichè loro sono in contatto e si incontrano con altri viaggiatori quando sono nella stessa città. Puoi fare da cicerone nella tua città o organizzare una gita fuoriporta. Sarai protagonista dei loro blog, dei loro video e forse anche delle loro avventure.
Insomma, per vivere il mondo, si può anche restare a casa propria. Sono sicuro che se un giorno mi fermerò da qualche parte, il giorno dopo comincerò ad ospitare persone.
Dopo un pò di discussione, arriva un coppia di giovani sposini a fare il servizio fotografico tra i giardini della villa, poi un’altra e poi un’altra ancora. Insomma siamo circondati.
Io le chiedo se è vero (come mi ha detto Guido), che qui le ragazze a 25 anni devono essere tutte per forza sposate, altrimenti sono malviste. Subito dopo mi rendo conto della gaffe, visto che lei ne ha 27, ma mi risponde che è vero solo per le ragazze russe che vivono con l’ossessione del matrimonio, almeno quelle che vivono in Estonia. Infatti tutte e quattro le coppie che ci circondano sono russe, con tanto di seguito di mamme matrone russe truccate oltre il limite della comicità.
I rapporti con la popolazione di origine russa in estonia non sono molto buoni. Semplicemente non ci sono contatti. Quando ho letto che i russi nati e cresciuti in estononia, magari da più di una generazione, non hanno diritto di voto, ne cittadinanza, sono rimasto abbastanza sorpreso.
Per ottenere la cittadinanza bisogna fare un test linguistico.
Maia mi dice di non avere nessun amico russo, e come per lei molti è così per molti estoni. Semplicemente perchè ci sono poche occasioni di contatto. Infatti i Russi spesso rimangono più o meno volontariamente emarginati vivendo in scuole solo per loro, lavorando in aziende, frequentando locali, chiese solo per loro, e finendo per parlare solo il russo.
E il governo nazionalista fa poco per integrarli. Anzi, Maia mi racconta che nel 2006 ci sono stati dei violenti scontri a causa di una rimozione da parte del governo di una statua simbolo del milite russo caduto per la “liberazione” della Estonia dal nazismo. Gruppi di russi si sono scontrati con la polizia e poi con altri gruppi di nazionalisti estoni. Ci è scappato anche il morto.
Lasciando il parco ammiro tutte le classiche case in legno che ho visto anche in Lettonia, ma qui sono tutte riammodernate e bellissime. Maia mi racconta che anche questo tipo di costruzioni, che risalgono al 19 e inizio del 20 secolo, c’erano anche in Finlandia. Solo che lì sono state tutte distrutte per dar spazio alle nuove architetture sperimentali, mentre qui sono rimaste abbandonate negli anni del socialismo poichè molti dei loro proprietari furono deportati. Con la crescita economica di questi utlimi anni, i privati e lo stato le ha quasi tutte restaurate (dichiarandole poi momumento nazionale).
Il pomeriggio Maia deve andare a lavorare ed io ne approfitto per andare a visitare con Alpert una vecchia prigione, affollata meta turistica.
La prigione è molto suggestiva, ma praticamente come se fosse abbandonata. E’ sporchissima, piena di fango e puzzolente. Non so se per pigrizia o per aumentarne l’e'ffetto coreagrafico, ma è stata praticamente lasciata abbandonata mettendo una simpatica vecchietta all’ingresso che ti chiede meno di 2 euro.
In serata andiamo in periferia con la macchina di Maia che fa da cicerone a me, Allper e a due amici americani, verso i “bellissimi” e grigi palazzoni sovietici. Poi andiamo su un bellissimo parchetto sul mare dove giochiamo e mangiamo un boccone.
Verso le 11 di sera, il cielo è ancora chiarissimo, mi avvio alla stazione dei bus col mio enorme zaino per passare la frontiera alla volta di San Pietroburgo. Ho un pò di paura di fare questo da solo, Alper non ha ancora ricevuto il suo passaporto!
Ho letto tante cose preoccupanti su tutte le carte e sulle storie che può farti la polizia russa, ma cerco di essere positivo e di pensare che peggio che vada farò JAILSURFING!!











Molto bello anche questo mini-reportage!
Coraggio… la Russia è a portata di mano!!
VIto
Sergio sei un grande… non ti rendi conto quanto mi stia appassionando questo tuo viaggio, anche per il modo nel quale riesci a coinvolgere parlandone!!! Quasi quasi ti raggiungo!!!
P.S. Mi raccomando la prossima volta di portare la fotocamera, non vogliamo perderci nulla!!! ahahah