Seduto sull’ultimo sedile in fondo, ho il privilegio di stendere e accavallare le gambe, poichè ho solo il corridoio davanti a me. Ma presto l’euforia si esaurisce quando l’autobus comincia a sobbalzare come un’altalena a causa delle sospensioni troppo morbide.

Provo a prendere sonno, ma dopo pochi minuti mi rendo conto che è impossibile. Nottata in bianco.

Dopo diverse ore, poco prima della frontiera estone ci consegnano il foglio di migrazione. Sono un po’ preoccupato di sbagliare a compilarlo. Ho letto in precedenza che il foglio di immigrazione da compilare è solo in russo e non in inglese. E allora mi sono ricopiato sui miei appunti le scritte del foglio con le rispettive traduzioni.

Mi ero anche andato a studiare il significato del nome patronimico (patronimyc name) , che è tuttora in uso in molte comunità, soprattutto di origine tribale. Il nome cioè che indica la discendenza: figlio di Jack (Jackson), etc..

Per fortuna non è vero, o almeno non più. Nel mio foglio le scritte sono in russo ed inglese, quindi è relativamente facile compilarlo.


Alla frontiera estone sale un militare che ritira tutti i passaporti e poi se li porta in ufficio per le registrazioni. Noi rimaniamo sul bus. Dopo una ventina di minuti, ci allontaniamo verso la frontiera russa, e attraversiamo il fiume Narva che segna il confine tra i due stati.


Arrivati alla frontiera russa ci fanno scendere tutti dall’autobus e scaricare tutti i nostri bagagli. Entriamo in territorio russo attraverso i gabbiotti interni all’edificio, dove un paio di militari di frontiera controllano con sguardo severo la foto del documento e la mia faccia, poi il foglio di immigrazione, poi leggono il chip interno al passaporto per ben due volte. Tutto ok. Passo senza problemi, così come tutti quelli della mia compagnia. Sono le 4 del mattino.

L’autobus intanto ci aspetta dall’altro lato della barriera che ha attraversato con il solo autista a bordo, probabilmente dopo essere stato accuratamente ispezionato.

Riprovo a ad addormentarmi ma senza risultati; intanto albeggia senza aver mai capito in quale momento sia finito il crepuscolo ed iniziata l’alba, visto che a queste latitudini i due fenomeni si sovrappongono.



Comincio a vedere le prime chiese tipicamente russe con le cupole a cipolla, i primi villaggi e i russi mattinieri. Ogni tanto mi si socchiudono le palpebre che prontamente si riaprono di scatto alla prima buca.

Dopo circa 13 ore di viaggio in bus arriviamo a San Pietroburgo.

Siamo ancora in periferia ma la sensazione di essere arrivato un posto lontano la percepisco non appena vedo le numerose scritte ed insegne in cirillico.

Non è come andare in Germania o in Inghilterra o in Spagna, dove anche se a volte non conosci il significato di una parola, riesci per lo meno a leggerla e a memorizzarla se qualcuno te la dice. Qui i caratteri sono diversi e le similitudini non aiutano!!

Ci ho messo un pò per ricordarmi che la P è pronunciata come la nostra R per esempio, oppure che la H equivale alla N, mentre la R rovesciata equivale a pronunciare “YA”.

L’autobus mi lascia alla stazione Baltiskaya, ma per me è un delirio capire dove mi trovo e dove devo andare. Anche se ho il nome della stazione, nella metro sono in cirillico. E soprattutto non ho una mappa. Ricorro al trucchetto che poi diventerà un must del mio viaggio: faccio una foto con la macchina fotografica così la posso guardare dal suo schermo. Meglio di niente!

Una volta capito dove mi trovo mi sembra facile arrivare in Nevskij Prospect, anche perchè la voce che annuncia le fermate è abbastanza chiara. Quello che è difficile è leggere il nome delle fermate e le direzioni perché sono tutte in cirillico.

Ebbene si, il mio ospite abita proprio sulla Nevskij Prospekt, il cuore di SanPietroburgo, teatro delle famose camminate di Raskornikov, il protagonista di delitto e castigo.

Appena conosco Alexander (di cui scopro il diminuitivo essere Sascha) e la sua ragazza Natalia, subito scopriamo un gran feeling sia come humor che come passioni e dopo neanche mezz’ora decidiamo di girare un cortometraggio insieme!

Sascha si diverte un mondo a girare piccoli sketch più o meno demenziali e adesso ne ha pensato uno molto simpatico e intelligente, a sfondo politico.

Basandosi sul fatto che in Russia, la maggior parte della popolazione mangia maionese tutti i giorni, vuole girare un falso documentario in cui si dimostra che la maionese contiene un virus che rende la gente stupida. Poi correlare la percentuale della gente che mangia maionese tutti i giorni con l’assurda percentuale dei risultati elettorali delle ultime elezioni (80% al partito di Putin!! Contro ogni comune statistica elettorale) ed infine dimostrare, sempre per finta, ma in modo che il documentario sembri vero, che Putin stesso ha contaminato la maionese di tutta la Russia per i suoi scopi!

Io mi propongo nella parte di un improbabile scienziato italiano che viene intervistato per riportare importanti risultati scientifici a riguardo.


Qualche giorno dopo gireremo la scena mentre indosso un camice bianco e i miei occhiali da vista, raccontando la barzelletta del fantasma formaggino. Sascha poi provvederà a mettere dei sottotitoli adeguati al suo cortometraggio.

Anche se in Russia si vuol far credere che esiste la democrazia, in realtà di fatto esiste il partito unico. Nelle vere democrazie l’ 80% è praticamente impossibile. Così come nella vecchia russia socialista il partito comunista prendeva un bellissimo 99,9%, a dimostrazione del fatto che esistevano altri partiti ai quali spettava, tutti insieme lo 0,1%!

Sascha mi racconta che diversi suoi amici, nelle ultime elezioni, quando si sono presentati al seggio, si sono ritrovati il registro delle presenze già firmato.

Che è abbastanza comune approfittare degli anziani che non possono o non vogliono andare a votare per comprare o rubare il loro voto.



Sascha e Natascia vanno fuori città dai loro parenti e al mare, io faccio un giro preliminare di esplorazione.

I miei due ospiti vivono in una casa che condividono con altri studenti e lavoratori. Loro sono entrambi ingegneri elettronici, lavorano per una azienda che sta preparando le infrastrutture informatiche per i giochi olimpici del 2014 in Russia. Sascha si occupa dello sviluppo della rete interna all’organizzazione dei giochi, Natalia è un test engineer.


Mi avventuro sulla Nevskij Prospekt, dove incrocio la statua di Ekaterina, la chiesa del sangue versato, piccola copia della cattedrale di san Basilio di Mosca, con le cupole a cipolla, e il palazzo in stile Liberty della Singer, la famosa azienda di macchine da cucire.



Ci sono numerosi avventori che tengono prigionieri animali non proprio domestici per vendere le foto, scimmiette, aquile, e persino un cucciolo di puma e di orso.



Il centro di San Pietroburgo (Leningrado per i nostalgici del regime comunista) è tutto qui, sulle tre isole principali, separate del fiume Neva.

Qui in Russia le enormi strade lunghe chilometri si chiamano Prospekt, prospettive, che sono l’equivalente dei nostri viali, o delle avenue americane

Ma giunto in fondo alla Nevskij, in prossimità del palazzo d’Inverno mi siedo su una panchina del parco e crollo addormentato a testa all’insù.

Riapro gli occhi e noto una faccia sospetta del tipico borseggiatore che fa finta di niente ma che in realtà mi sta osservando. Comincio a fissarlo e dopo un minuto circa mangia la foglia e se ne va.

Raccolgo le forze e mi riavvio verso casa.

Di nuovo ripercorro la Nevkij con ancora addosso l’eccitazione per trovarmi in un posto del genere, ma con una pesante stanchezza dovuta alla nottata passata in bianco.


Anche se cerco di evitare i numerosi personaggi agghindati nei modi più disparati, che consegnano bigliettini publbicitari di tutti i tipi, mi ritrovo a casa con le tasche piene di inutili pezzi di carta plastificata, tutti in cirillico.

In serata Sascha e Natalia mi portano insieme ai loro amici ad andare al parco, visto che la notte è ancora molto luminosa.

Portiamo latte e torta fatta da Natalia, e un paio di birre. Il latte è una copertura per le birre che sarebbe vietato bere fuori dai locali, ma in realtà ce lo gustiamo con piacere insieme alla torta!

Passo una bellissima serata in compagnia di questi giovani ingegneri un po’ hippy, un po’ artisti, giocando a frisbee e a palla fino a mezzanotte, sotto un cielo illuminato come un pomeriggio di inverno.

Il giorno dopo mi sveglio di buon’ora per incamminarmi verso il palazzo d’inverno, dove si trova l’Hermitage.

Sulla Nevskij mi scontro con Alper, che intanto è appena arrivato a SanPietroburgo. Il mondo è davvero troppo piccolo! Ha ricevuto finalmente il suo passaporto, ma i suoi guai non sono finiti. Non solo gli è arrivato con dieci giorni di ritardo rispetto alla data di inizio di validità, ma glielo hanno fatto, invece che per 30, valido solo per 15 giorni. Quindi può rimanere in Russia per soli 5 giorni.

Forse c’è ancora una speranza. Cerchiamo di scoprire se è possibile estendere il suo visto, ma senza grandi risultati. Intanto andiamo all’agenzia per la registrazione.

In pratica, come scritto in un precedente post, per entrare in Russia serve, oltre al visto, compilare e conservare il foglio di immigrazione in duplice copia che forniscono al confine. Una copia va consegnata all’ingresso sulla frontiera, e l’altra custodita attentamente e riconsegnata all’uscita dal paese.

Inoltre il regolamento prevede che bisogna registrarsi in ogni città in cui si rimane per più di 3 giorni lavorativi. In caso di controllo, per dimostrare da quanti giorni ci si trova in città, è bene conservare i biglietti dei treni o autobus. Se si viaggia in autostop, forse è un problema.

Ci registriamo presso una agenzia consigliata da un amico

per “soli” 400 Rubli. In realtà dovrebbe essere è una procedura gratuita o comunque molto meno costosa, ma c’è bisogno che qualcuno la faccia garantendo per te. Di solito è l’hotel dove alloggi che ti registra automaticamente e gratuitamente. Un privato che ti ospita può farla ma è molto più complicato e nessuno dei miei ospiti sa come farlo.

In tutta questa inutile burocrazia, come per lo sbrigo dei visti, c’è comunque più un interesse a fini di lucro che ad amministrare veramente il flusso di stranieri.

Ad ogni modo il prezzo che ci fanno mi sembra accettabile, e il risparmio di tempo e sbattimento ripagano il tutto.



Una volta appurato che per il povero Alper non c’è più niente da fare, è chiaro che dovrò percorrere la transiberiana da solo e quindi devo sbrigarmi a prendere i biglietti. Lui prenderà un aereo per Hong Kong, per poi tentare l’ingresso in cina.

Passiamo la giornata esplorando le altre due isole oltre l’Hermitage ( la visita è rimandata al giorno dopo); oltrepassiamo i ponti verso l’antica fortezza, la zona più antica della città, poi una veloce visita alla moschea con due minareti.





Alper è turco, molto simpatizzante verso la cultura musulmana ma non è credente.

Nel suo paese, anche se a forte maggioranza musulmana, i governi hanno sempre cercato di contenere le libertà di espressione rispetto a questa fede, forse per evitare pericolosi fondamentalismi. Mentre nel mondo occidentale ci si preoccupa del nuovo governo formato da esponenti del partito islamico, Alper ritiene che queste persone stiano portando libertà civili in Turchia che prima non c’erano. Per esempio, non è più vietato indossare il velo all’università. Per assurdo il partito islamico vuole fortemente l’integrazione con la comunità europea, poiché questa impone libertà di espressione per tutte le fedi, inclusa quindi quella musulmana. Mentre i nazionalisti turchi, ora non più al potere, hanno sempre adottato una politica di chiusura, anche rispetto ai diritti civili, ignorando le richieste di apertura avanzate dalla comunità europea.

La moglie dell’attuale primo ministro turco, è la prima nella storia della Turchia, a vestire il velo.

Alper mi racconta che noi italiani, benchè precendenti occupanti del territorio turco, siamo benvoluti, specialmente nella sua città, Izmir. Quando gli italiani si ritirarono dalla città perchè stavano arrivando le truppe francesi (non ricordo se fossero frencesi o tedeschi), gli italiani lasciarono ai turchi le armi per potersi difendere e rallentare così l’avanzata del nemico. I turchi riuscirono così a scacciare gli altri invasori e a conquistare l’indipendenza, formando così lo stato turco così come oggi lo conosciamo.



Anche se sento che il tempo per i biglietti stringe, in serata non possiamo farli poiché andiamo ad un incontro tra i couchsurfers presenti a SanPietroburgo.

L’appuntamento è per le nove sotto la statua di Dostoevskij.

Quando arriviamo sperimentiamo la forza delle percentuali russe. E’ incredibile: siamo in 4 couchsurfers maschi, e ci sono più di dieci ragazze russe. Una esperienza molto diversa rispetto alle situazioni italiane, dove ci sono 10 ragazzi ed una o due ragazze. Per qualche strano scherzo della natura o delle latitudini, da queste parti le ragazze sono molto più numerose dei ragazzi.

Decidiamo di andare in un locale chiamato loft. Qualcosa di molto alternativo. E’ un edificio, una vecchia fabbrica di prodotti da forno che ora è una specie di centro sociale. Ad ogni piano c’è un locale o una associazione culturale. Ci fermiamo al terzo dove un bar tutto in legno ha attrezzato un terrazzino con tavoli e sedie sopra il tetto del palazzo adiacente. Prendiamo una birra in questo piccolo anfratto metropolitano, sotto il cielo blu chiaro della mezzanotte, circondati da palazzi ricoperti di enormi murales rappresentanti animali esotici.

Verso mezzanotte la maggior parte delle persone si alza per andare a prendere l’ultimo metrò. Nessuno di loro abita in centro. Rimaniamo io, Alper, un couchsurfer di Valencia e Yulia, una simpaticissima russa dai capelli rossi.



Yulia ci fa da cicerone mentre ritorniamo verso la Nevskij. Decidiamo di andare vedere il ponte sul fiume che di notte viene aperto, ma non ci arriveremo mai in tempo.

Passiamo davanti la casa-museo di Dostoevskij. Ci sono molti palazzoni antichi ancora non ristrutturati. Yulia mi conferma una storia che avevo sentito, cioè che d’inverno ci sono enormi stalattiti che pendono da questi palazzi, e che verso la primavera cadono facendo più di una vittima.



Arrivati sulla Nevkij notiamo la grande insegna luminosa della Gazprom, simobolo della dominazione energetica della Russia. Decidiamo di fare una foto tutti insieme sotto l’insegna. Qui il gas non costa niente, dice la nostra guida, tanto che di inverno, per dare una mano al riscaldamento centralizzato, si lasciano addirittura accesi giorno e notte i fornelli e il forno a gas della cucina.

Benché infatti i palazzi del centro siano bellissimi e ristrutturati, gli interni sono ancora spesso fatiscenti, e a volta impossibili da ristrutturare, anche per mancanza di denaro da parte dei condomini.



L’acqua calda è fornita direttamente dalla rete urbana, e pochissimi hanno un boiler in casa. D’estate l’acqua calda viene tolta ogni due settimane a quartieri alterni in modo da eseguire la manutenzione verso la rete che l’inverno precedente è stata danneggiata dal freddo.

I miei ospiti sono dei privilegiati. Hanno la fortuna (ed io con loro!) di avere un boiler, ed ogni tanto si presenta a casa loro un amico con tanto di cambio ed asciugamano per farsi una doccia.


Alper ci annuncia soddisfatto che in Turchia si sta provando a costruire infrastrutture per prendere il gas dal Turkmenistan e venderlo in europa in concorrenza alla russia. Mi sembra una notizia interessante, e credo che approfondirò l’argomento in futuro.

L’attuale dipendenza energetica dell’Europa da parte della Russia e il disperato bisogno di soldi europei dell’economia russa, stanno avvicinando sempre di più i due continenti.

La stessa San Pietroburgo nacque circa 300 anni fa, come tentativo di europeizzare la Russia, rendendola capitale europea di un impero sconfinato che poco aveva a che fare con il vecchio continente.

Pietro II il grande, nella sua lucida follia, sacrificò la vita e la fatica di molti russi per ricavare dal paludoso delta del fiume Neva, questa strana copia di Amsterdam e di Venezia, ricca di architettura neoclassica, gotica e liberty.

Vedendo che è troppo tardi per andare e vedere i ponti, e la voglia manca un pò a tutti, Yulia ci porta in un locale alternativo (

) dove mettono musica rock, ed è frequentato dai russi alternativi di San Pietroburgo, anche se l’età media è di 20 anni. I russi della mia età probabilmente sono a casa con due bimbi a guardare la televisione!


Il giorno successivo, benchè abbia dormito poco, faccio uno sforzo enorme per mettermi in fila all’Hermitage prima della sua apertura. Per fortuna la fila è solo di una cinquantina di metri, anche se ci metto quasi un ora per attraversare il cancello.

Con mio grande orrore mi rendo conto che, una volta entrato nel cortile del palazzo, la fila continua.




Passiamo così più di tre ore in fila, la cosa che odio di più. Mi riprometto che sarà l’ultima volta che mi metto in fila per vedere una qualsiasi cosa. Queste cose da turista mi fanno arrabbiare.


La rabbia è compensata dal fatto che riesco ad entrare gratis grazie alla mia consunta ma sempre fedele tessera dell’università di Bologna (dalla quale ho accuratamente grattato l’anno di immatricolazione!)

Una volta entrati è già tardissimo, ed insieme ad Alper mi incammino di buon passo tra le varie stanze, e nel giro di un’ora siamo fuori.



Dobbiamo assolutamente tornare a casa per chiedere l’aiuto di Sascha per i biglietti della Transiberiana.

Sapevo che sarebbe stato difficile trovare i posti, ma non immaginavo tanto.

Per uno straniero che non conosce il russo, comprare i biglietti in modo autonomo è possibile solo attraverso agenzie come waytorussia.com o transiberiana.com che però ci ricaricano sopra un bel pò.

Io ovviamente voglio comprare i biglietti al prezzo dei russi. E’ possibile fare questo in tre diversi modi.

Tramite il sito delle ferrovie www.rzd.ru, ovviamente tutto in russo. In realtà c’è il pulsante “english” ma se poi vai su tickets, invece che portarti al database dei treni ti riporta solo i riferimenti delle agenzie dove poter comprare i biglietti.

Se hai un amico russo invece puoi farti aiutare ad acquistare i biglietti dal sito.

Nei treni della transiberiana ci sono posti di prima classe (cabine con posto letto e probabilmente con bagno e doccia privati), seconda classe, chiamati Kupè, dove i 4 lettini sono chiusi in uno scompartimento, di 3 classe detti Platskart, cioè lettini disposti lungo tutta la carrozza senza divisioni, e di 4 classe che sono i posti a sedere.

Per i treni a lunga percorrenza i posti di 4 classe non ci sono, e comunque sarebbe troppo masochistico farsi 40 ore senza potersi stendere.

I posti platskart sono i più ambiti poichè comodi ed economici. Anche se molti viaggiatori stranieri, per paura di eventuali furti preferiscono i Kupè, i veri russi e i viaggiatori squattrinati come me viaggiano esclusivamente in Platskart. Quando trovano i posti!

Purtroppo la disponibilità per le tratte è praticamente esaurita. Trovo un treno da Mosca a Kazan, la mia prima possibile fermata. Ma poi da Kazan verso il lago Baikal nulla. Solo un posto in Kupè da Kazan a Novosibirsk alla modica cifra di 7500 Rubli!! Troppo per me!

Cado in profonda depressione. Non voglio fari la transiberiana in autostop, o in autobus, ne tantomeno in aereo. E soprattutto non voglio spendere troppo tempo tra una fermate e l’altra poichè voglio dedicare molti giorni alla natura selvaggia del lago Baikal.



Ci rechiamo con Sascha in stazione per sperimentare le altre due modalità di acquisto, sempre ovviamente sapendo il russo.

In stazione ci sono delle moderne e veloci postazioni elettroniche dove è possibile ritirare i biglietti acquistati via internet o comprarli direttamente. La cosa buona è che a differenza del sito web che accetta solo mastercard e visa (non visa electron!), la macchinetta accetta la mia postepay che appartiene al circuito visa electron.

Nonostante l’alta tecnologia della postazione, mi irrita il fatto che sia solo ed esclusivamente in russo, a sottolineare la manifesta volontà della politica russa di dirottare i turisti verso agenzie e uffici con diverso trattamento economico.

Ad ogni modo la disponibilità dei treni è sempre scarsa e non riesco in nessun modo a far combaciare un possibile itinerario.

Ultimo tentativo, un’ora di fila davanti ai lentissimi ed affollatissimi sportelli, ma senza risultati.

La giornata si conclude con rabbia e frustazione.

Il giorno dopo, mentre mi incammino con Alper verso il palazzo di inverno per andare a prendere il traghetto che porta alla villa Pedrovic, ci ritroviamo per caso davanti all’ufficio centrale delle ferrovie (non la stazione, ma solo biglietteria ed uffici). Vedendo che è poco affollato ne approfitto per infilarmi e mettermi in fila.

Deciso a non farmi allontanare dall’impiegata che non spiccica una parola di inglese, scrivo in in cirillico la stazione di partenza, la stazione di arrivo e la data per prendere il biglietto da Kazan a Novosibirsk.

Per fortuna c’è una anziana signora di San Pietroburgo davanti a me che parla un incredibile inglese cristallino e fluente. Mi aiuta per tutto il tempo a trovare quello che voglio, ed alla fine riesco a trovare un biglietto da Mosca direttamente ad Irkutsk in Platskart per soli 5900 Rubli!

Poi vado ad un altro sportello per farmi farmi rimborsare il biglietto che avevo già comprato da Mosca a Kazan.

E’ vero che non mi fermerò nelle tanto osannate Kazan, Yekaterimburg, Tombsk, ma almeno ho ottenuto quello che volevo. Vivere una esperienza a lungo termine sulla Transiberiana in Platskart per più di tre giorni, e passare molto tempo nei pressi del lago Baikal.

Felice come una pasqua mi avvio con Alper verso la villa Petrodvorets. Nel frattempo Alper riceve la mail che gli annuncia di aver vinto una ambitissima borsa di studio della comunità europea per gli studenti extracomunitari, e che potrà studiare nei prossimi due anni in diverse città europee con uno stipendio mensile niente male. Che giornata!


Riusciamo comunque ad andare al giardino Pedrovic, ma l’autobus ci mette più di un’ora e così dopo un giro velocissimo sono costretto a ritornare subito.



In serata prima di prendere il nostro treno per Mosca alle 2 di notte, ho un invito a cena da parte di una delle ragazze conosciute all’incontro dei couchsurfers.

Olga lavora in centro presso un’istituto di credito, come il 90% delle persone incontrate, ha studiato economia, ed ora lavora con contratto a tempo determinato.

Olga abita nelle sovieticissima periferia di San Pietroburgo, tra chilometri e chilometri di enormi edifici ad alveare che ospitano centinaia di famiglie, all’interno di minuscoli appartamenti tutti uguali in puro stile sovietico.

E’ bello vedere invece i numerosi parchetti, anche se trasandati, presenti accanto ad ogni palazzone, dove i bambini possono giocare e fare esercizi all’aria aperta, in puro stile sovietico.

A casa sua ci aspetta la sua bellissima nonna che prova a parlarmi in tedesco (la più diffusa lingua straniera tra i russi) e mi offre un banchetto a base di salmone affumicato, caviale rosso, cetrioli, pomodori, delle buonissime melanzane saltate in padella con patate e prezzemolo ed una specialità locale, i bliny, delle succulenti crepès richiuse a fagottino ripieni di carne.

La nonna si meraviglia del fatto che prendo il pane nero invece di quello bianco. Sa che noi poveri europei mangiamo pane bianco e solo i russi quello nero. Io le spiego che mi piace mangiare come mangiano le persone del paese che mi ospita e che proprio perché mangio sempre pane bianco, voglio provare quello nero. Lei rimane molto soddisfatta della mia risposta.

Olga racconta alla nonna che devo prendere la transberiana verso il Irkutsk e il lago Baikal. Lei rimane scioccata. E’ inconcepibile che qualcuno vada nei luoghi sperduti e desolati di propria volontà, per chi ha sempre visto la Siberia come sinonimo di deportazione, morte e sofferenze.

Fa un solo commento. E’ pieno di zanzare, e mi consiglia di portarmi qualche repellente.

Sono contentissimo di ritrovarmi all’interno di questo pittoresco quadro familiare di semplice vita russa.

Non posso trattenermi nel fare alla nonna qualche domanda sui vecchi tempi. Lei senza troppi giri di parole gesticola in modo inequivocabile. Alza la mano verso il cielo per indicare la qualità della vita dei vecchi tempi, e poi la lascia precipitare verso il basso per mostrare l’andamento di quella che è per lo meno la sua percezione della qualità della vita.

Qui come in Estonia e in Lettonia, la fine del comunismo è stata spietata verso le classe non produttiva della società, che rimane abbandonata con pensioni ridicole e senza nessuna assistenza. Con il vecchio regime, per quanto corrotto, inefficiente, povero, sporco e misero, il sistema provvedeva sempre ad aiutare anche il più sfortunato dei cittadini.

Dopo la cena faccio una passeggiata con Olga in uno dei parchi del suo quartiere. C’è un laghetto, dove alcuni pensionati provano a pescare qualcosa per i loro gatti (che non invidio per niente), mentre alcuni pazzi temerari addirittura nuotano incuranti tra le sue acque non proprio limpide.



Le chiedo se ha dei ricordi della vecchia Russia sovietica. Quando il comunismo è crollato, lei aveva sette anni, ma ricorda bene la sua grigia infanzia senza giocattoli. Tra i pochi svaghi esistenti, c’erano dei tristissimi lego di due soli colori, bianco e blu, difficilissimi da incastrare, e delle antiche bambole delle sue bisnonne, risalenti al periodo presovietico.

Come tutti i giovani russi, pensa che la grande conquista della Russia post-sovietica sia il fatto che ora sia possibile viaggiare in tutto il mondo.

Ma non si fa tante illusioni, sa bene che la situazione adesso è molto critica in Russia. Il governo sta costruendo un centralismo autoritario degno dei tempi di Stalin, non permettendo alcun tipo di replica.



Daltronde, ai russi sembra non interessi più di tanto, pensano che sia meglio lasciare le cose ai politici. Probabilmente persiste la mentalità del regime, per il quale la politica la faceva il partito, e il popolo doveva solo lavorare e pensare il meno possibile. Oppure forse varamente mangiano troppa maionese.

Forse dovrei controllare il consumo di maionese anche in Italia… ah no.. la maionese italiana è la televisione.

Torno a casa di Sascha per prendere lo zaino ed incontrarmi con Alper.

Il mio zaino, benché non meno pesante (circa 15 chili), è diventato più facile da sopportare grazie alle numerose regolazioni apportate.

Verso l’una di notte io ed Alper ci avviamo verso la stazione Mosca a due isolati da casa di Sascha con i nostri zaini verso la nostra prima nottata in Platskart.


2 Responses to “San Pietroburgo. La Prospektiva europea.”

  1. Vito says:

    Fiuuu, ho letto questo post tutto d’un fiato! :)

    Sono contento che il viaggio continui senza troppi intoppi. Certo che la Russia per filosofia assomiglia un po’ alla piccola Italia :-P

    Suerte!
    Vito

  2. Letto anch’io d’un fiato. E’ sempre interessante constatare come cose per ormai normali per i viaggiatori suscitono sorpresa! Belle foto!
    Due appunti: per i biglietti, se me lo avessi chiesto per tempo… Non sono russo, ma te li compravo lo stesso ;-)
    E poi per la dritta che ti ho dato per la registrazione mi aspettavo un po’ di pubblicita’!

    Inoltre: ti invidio da matti per il tuo viaggio e occhio alle zanzare, possono essere terribile.

    Infine: tutti i russi non capiscono gli stranieri che fanno la transiberiana, come noi italiano non capiamo perche’ i russi si ostinino ad andare al mare a Rimini e a continuare ad ascoltare i Ricchi e poveri!

    Buon viaggio!
    Paka Rago

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