Tutte le mie foto sul lago Baikal le trovate qui.

Decido che è arrivato il momento di partire per l’isola di Olkhon.

Il modo migliore è arrivarci in autobus. Ci sono due tipi di bus. Quelli grandi e quelli piccolini, i minivan da 15 posti. Quelli piccoli sembrano costare di più, ma hanno il prezzo del bagaglio incluso (500 Rubli in tutto) che alla fine diventa uguale al prezzo del bus tradizionale.

Esiste un altro motivo per prendere il minivan. Una volta arrivati all’attracco dove si prende il traghetto per arrivare sull’isola, il minivan ha una corsia preferenziale e per imbarcarsi non deve fare la fila che a volte può essere davvero molto lunga!

Salito sul bus penso che sono di nuovo solo, e che mi dovrò fare un paio di giorni in ostello per non rischiare una ricaduta con la febbre, e poi magari andare in tenda, una volta capita la situazione.

Accendo il mio lettore mp3 e per rilassarmi ascolto Vinicio Capossela. Anche se la strada è asfaltata, è piena di buche e sobbalziamo in continuazione allo stesso ritmo di “canzoni a manovella“.

Ma la solitudine non dura molto, perchè dopo un pò comincio a parlare dell’isola con i miei vicini, un gruppo di 2 coppie di simpacissimi ragazzi di Novosibirsk.

Stanno andando a campeggiare sul lago, cucinare sul fuoco e passeggiare lungo l’isola. Non mi faccio ripetere due volte l’invito ad unirmi a loro!

Purtroppo solo Tania parla un pò di inglese, mentre il suo ragazzo, Oleg, e l’altra coppia Edward e Jenya, conoscono due o tre parole, ma nonostante ciò fanno di tutto per comunicare con me.

Per buona parte del viaggio la strada è asfaltata. Il paesaggio è inizialmente brullo e ondulato, tipicamente siberiano, poi, man mano che ci si avvicina al lago, si intravedono i primi boschetti, cime verdi e piccoli corsi d’acqua.

Lungo le strada trafficata di turisti che vanno e vengono dall’ isola, si trovano numerose bancarelle di fruttivendoli che vendono la frutta coltivata dalle serre situate proprio alle loro spalle.

Facciamo una sosta per fare scorta di frutta e verdura. Compro qualche mela, pomodori e gli immancabili cetrioli.

Arriviamo al punto di attracco dove c’è una modesta fila che come previsto bypassiamo.

Il traghetto impiega 10 minuti per sbarcare ed imbarcare ed ancor meno per attraversare lo stretto.

Non ci sono solo turisti, quasi tutti russi, ma anche diversi buriati, per lo più camionisti che trasportano provviste e materiali per l’isola.

Sull”isola di Olkhon solo due villaggi sono degni di nota sulla mia mappa: Huzir, il principale ed Harancy, molto più piccolo. Vendendo solo il primo che è un agglomerato di vecchie baracche dove intorno stanno sorgendo nuove case di legno posso immaginare quanto sia piccolo il secondo. Qui non esistono acqua calda, nè bagni così come li intendiamo.

So che molti di voi preferirebbero non parlarne, ma è inutile nascondersi dietro una foglia di fico. Sapete molto bene che quando si parla di viaggi, si finisce prima o poi per affrontare questo argomento. Nella zona del lago Baikal, non esistono centri urbani veri e propri e quindi i bagni sono delle cabine di legno con un buco dentro, se va bene. Io ne ho sperimentati un paio con una batteria di buchi uno accanto all’alto, tipo pollaio. Solo che qui non si parla di uova, e la puzza è di un intenso indescrivibile, ti penetra nel cervello tipo wasabi.

Non sempre poi si tratta di semplici e squallide cabine squadrate. Se per caso vi imbattete in simpatiche strutture piramidali in legno, nella zona del lago Baikal, non illudetevi che si tratti di antichi artefatti indigeni, la puzza vi illuminerà molto prima che cerchiate di visitarli dall’interno.

Un’altra cosa che sicuramente vi salverà la vita sono le salviettine umidificate. Io non potrò mai più viaggiare senza. Anche perchè il prossimo bidet lo vedrò forse tra moltissimi mesi, quando mi sarò di nuovo riavvicinato al meridiano di Greenwich.

Arrivati ad Huzir ci avviamo verso la spiaggia, ma l’avventura ( o la sfiga, che secondo me è solo una particolare espressione dell’avventura) è sempre in agguato e Tanya e Oleg non trovano più la loro tenda. Il gruppo di ragazzi che è sceso prima di prendere  il traghetto, per campeggiare sull’altra riva del lago, deve averla presa per sbaglio o per dolo.

I ragazzi confabulano con l’autista, ormai è tardi per tornare indietro. Mi offro di ospitare nella mia piccola tenda uno del gruppo e gli altri tre possono stare comodi in quella di Edward e Jenya, ma poi alla fine vedono che ci stanno comodi tutti e quattro ed io posso dormire altrettanto comodo nella mia nuova tenda Ferrino.

Un appunto sulla tenda. Ha il vantaggio di essere molto leggera, ma è fatta in modo che se non monto almeno quattro picchetti non si regge in piedi da sola, a differenza dei modelli ad igloo.

Se i picchetti non si infilano nel giusto terreno, come per esempio può accadere sulla sabbia, la tenda si regge a malapena. Per questo bestemmio un po’, non riuscendo a capacitarmi di come la Ferrino possa progettare una tenda con un punto debole così evidente. Ma non sono un esperto di tende e quindi, mi dico, forse è l’unico modo per farla così leggera. Più tardi scorgerò una ragazza con una bellissima tenda, piccola come la mia ed altrettanto leggera, ma capace di stare in piedi da sola anche senza picchetti. La scelta, fatta un pò di fretta, è stata quella di minimizzare il peso e il prezzo, fidandomi del marchio Ferrino.

Ho provato a cercare la tenda piccola e leggera, modello igloo su internet, ma queste costano non meno di 400 euro! Mi accontenterò della mia piccola Ferrino, e magari compro dei picchetti migliori.

Insomma, in qualche modo assicuro la tenda con picchetti e pietre e, nonostante il forte vento se la cava benino, ed io comincio un pò ad affezionarmi alla mia nuova tenda piccola e rossa.

Il tramonto sul lago, proprio davanti ai nosri occhi, ci promette momenti indimenticabili, ed immagini che non rimarranno solo nei nostri hard disk, ma anche nella mia fluttuante ed inaffidabile memoria.

Il mattino mi sveglia con il caldo sole e il forte vento che scuote la tenda. Passeggio lungo la riva ed osservo i russi in vacanza improvvisati pescatori che stanno già pulendo il pesce che hanno pescato all’alba, o forse prima.

L’ Omul, il pesce autoctono che vive in questo lago, e che è una parte importante dell’economia di questa area della Siberia, appartiene alla famiglia (o in qualche modo è parente!! Scusate se uso termini biologicamente impropri!) dei salmoni e, si dice che emetta un verso simile ad un lamento quando viene pescato.

Mi fermo un po’ ad ammirare questo mare dolcissimo, potabile, una cosa completamente nuova per me.

Non ricorda nemmeno nessuno dei laghi che ho visto prima, è più simile al mare, con centinaia di gabbiani, ma il sapore è diverso, più delicato, più dolce come un bacio di una ragazza emersa dopo un tuffo nel mare. Anche il suono delle onde che si infrangono sulla spiaggia è molto più rilassante.

Questo oceano, che probabilmente diede il nome anche a Genghis Khan (che in mongolo significa Re dell’oceano), nato qualche centinatio di chilometri più a sud, non tanto lontano da qui, e che fu la culla del suo popolo che conquistò prima tutti gli altri popoli della Mongolia, e poi quasi tutto il continente euro-asiatico, è il più grande bacino di acqua dolce del pianeta.

Infatti, benchè non sia il più esteso, è così profondo da contenere il 20% dell’acqua dolce non ghiacciata di tutto il globo.

Il lago è una enorme faglia continentale che che si allarga di due centimetri all’anno ed un giorno, molto probabilmente diventerà un vero oceano.

Ma anche oggi è difficile chiamarlo soltanto lago, lungo più di mezza Italia, 630km e largo 80 è la faglia più profonda del mondo. Più 1600 metri!

L’acqua cristallina è depurata da una spugna che, vivendo sul suo fondo, la filtra in continuazione.

Il lago Baikal, ed in particolare l’isola di Olkhon, sono stati per secoli la casa dei Buriati, una particolare razza di mongoli, che in parte è stata conquistata dai Russi zaristi e poi sovietici, mentre quelli più a sud sono diventati parte della nazione mongola.Qui lo sciamanesimo, benchè duramente soffocato durante gli anni bolscevichi, è stato sempre parte integrante della vita indigena, ed ora ritorna più fiorente che mai.La stessa isola Olkhon è considerata sacra e centro energetico-spirituale riconosciuto da tutte le religioni sciamaniche del mondo.

Mentre  Tanya e Oleg tornano dall’altra parte del lago per cercare la loro tenda, vado ed esplorare il villaggio di Huzir per capire se ci sono altri modi per spostarsi dall’isola o se devo ritornare ad Irkutsk.

Mi incammino tra le polverose vie in terra battuta e le baracche, i chioschi di birra e pesce.

Anche qui nonostante il nulla assoluto, la grande madre Russia ha voluto piazzare una qualche statua in onore a qualche eroe indigeno-comunista.

Oltre ai suddetti chioschi  e qualche minimarket non c’è molto, c’è addirittura un internet cafè, e qualche tour operator che propone giri in barca o in jeep attorno all’isola a prezzi da capogiro.

L’unico posto dove riesco a comunicare in inglese è il famoso Nikita Hostel, una vera e propria trappola per turisti stranieri, dove per “soli” 25 euro pernotti in baracche dormitorio con latrine che soddisfano gli standard dell’isola.

Devo dire che però l’atmosfera è serena ed accogliente e la struttura è realizzata come un piccolo monastero, ma i prezzi non sono realistici per i servizi offerti.

Per fortuna non ci sono venuto e sono andato direttamente sulla spiaggia, e la mia febbre è solo un lontano ricordo.

Purtroppo il traghetto per andare sulla riva Ovest del lago passa solo una volta a settimana e me lo sono perso a causa della mia febbre. Sono quindi costretto a ritornare ad Irkutsk.

L’isola di Olkhom, che come ho già detto è considerato un centro spirituale importante per lo sciamanesimo, ospita una penisola sacra chiamata Shamanka, o Shaman’s Rock.

Passo il pomeriggio ad esplorare con Edward il luogo che brulica di turisti.

L’abbondanza di sciarpe colorate annodate tra i pali di legno e sulle rocce, lasciate da migliaia di fedeli, testimonia la popolarità sciamanica del sito.

Proprio vicino alla penisola sacra, prendiamo una birra fresca, buonissima, la birra Baikal, distillata con l’acqua del lago. Mentre la sorseggio noto che ho davanti ai miei occhi lo stesso panorama rappresentato sulla lattina.

Tanya mi ha detto che secondo la tradizione siberiana, bagnaarsi nelle acque del lago fino alle ginocchia allunga la vita fino a 10 anni, fino alla vita 20, fino al collo 30.

Benchè l’acqua del lago sia abbastanza gelida anche ad Agosto, i veri russi si tuffano come salmoni senza problemi, persino a mezzanotte. Io in ossequio alla tradizione, raccolgo tutte le mie forze e decido di fare un bagno veloce ulrando di dolore e disperazione.

Ritornati al campo scopriamo che si è ormai unita alla nostra compagnia una simpatica cagna, battezzata Jessica da una bambina lì vicino.

Jessica ci accompegnarà per tutti i tre giorni, nei nostri spostamenti e difenderà il nostro campo da altri cani, in cambio di qualche avanzo di prosciutto e di tante coccole.

In serata Tanya e Oleg rientrano senza aver ritrovato la propria tenda, dopo aver vagato tutto il giorno lungo la costa est del lago.

Prepariamo così un bel fuoco e bolliamo l’acqua del lago per il thè e per cuocere il riso.

E’ stupendo. Qualche provvista, legna in abbondanza, e il lago che ci dà tutta l’acqua che ci serve (per berla basta bollirla, ma comunque abbiamo le nostre bottiglie di acqua), e non abbiamo bisogno di nient’altro!

Il giorno dopo spostiamo il nostro campo un po’ più a nord per allontanarci dai tanti turisti russi che comunque abbondano lungo la costa occidentale.

Quella orientale invece è un alta scogliera disabitata, che però non facciamo in tempo ad andare a visitare a piedi.

Passiamo tre giorni stupendi e rilassanti.  Poi, per curiosità, visto che ormai questa parola c’è l’ho in testa, chiedo ai ragazzi se sanno qualcosa su Shamballà.

Gli occhi di Tanya si illuminano e comincia a parlarmi di Nikolai Rerikh, esploratore, filosofo, pittore, fotografo, studioso e grande difensore della cultura dell’umanità.

In qualche modo i suoi viaggi, ed alcuni suoi dipinti, sono collegati alla ricerca di Shamballà, la città perduta, la città degli illuminati, secondo la tradizione buddista, che egli fermamente credeva nascosta da qualche parte tra i monti Altai, il lago Baikal o  il Tibet.

Famosa fu la sua spedizione, che leggo lui fece per motivi antropologici e naturalistici, ma i ragazzi mi dicono che lui cercava Shamballà. Interessante.

Anche se si tratta di mitologie tutto ciò fa molto Indiana Jones, e il bambino che è in me, cresciuto a pane e storie avventurose si lascia affascinare non poco. Voglio saperne di più su questo tizio.

Il gruppo, notando il mio interesse mi dice anzi che proprio vicino la loro città, Novosibirsk, si trova, tra la catena dei monti Altai ( =dorati ) che partendo da lì si estende verso tutto il confine Est della Mongolia fino al deserto del Gobi, passando per un tratto anche per il Kazakistan, uno dei luoghi più accreditati da Rerikh per essere un possibile ingresso verso il mitico mondo sotterraneo.

Di cuore mi invitano a passare la prossima primavera / estate dalle loro parti per una gita insieme. L’idea mi tenta parecchio. Il viaggio è sempre più condito di avventura. Prometto loro che ci penserò seriamente.

Visto che sono costretto a ritornare verso Irkutsk, decido di unirmi a loro anche per la seconda parte del loro viaggio nella Siberia, la Transbaikal, la antica ferrovia, costruito lungo le impervie coste rocciose del sud del lago, grazie all’aiuto anche di ingegneri italiani all’inizio dello scorso secolo.

Dopo tre gioni quindi si parte di nuovo verso Irkutsk, lasciando una malinconica Jessica che ci accompagna fino alla fermata del bus.

2 Responses to “Baikal Lake. Oceano mare”

  1. Vito says:

    MO! che invidia :)
    Buon viaggio

    Vito

  2. Sashka Zhu says:

    Wow! “Nothing changes, just rearranges”… When I was there everything was looking like now on your photos. In this place time stopped, really =)

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