Tutte le foto del tour in Est Mongolia le trovate qui(prima parte), e qui(seconda parte).
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E’ solo il terzo giorno di viaggio quando partiamo lasciandoci alle spalle il Blue Lake ma oramai siamo abituati ai sobbalzi di Boris, il nostro furgoncino.
Ulzir mette per la terza volta il brano Hairlaj Bolohgui Hair, noi ingenuamente pensiamo sia divertente, addirittura mi faccio scrivere le parole da Dauka sul mio taccuino, così da provare a cantarlo tutti insieme. Per fortuna Carl ha portato un trasmettitore FM che ci permette di collegare in nostri lettori MP3 alla autoradio.
Riusciamo ad accompagnare il viaggio con un po’ di bella musica, ma Ulzir è sempre in agguato. Non appena un album finisce, non appena passa troppo tempo tra una canzone ed un’altra lui subito rimette orgoglioso la sua maledettissima cassetta. E la canta commosso come se non la ascoltasse da secoli.
Questa volta per pranzo ci fermiamo in un accampamento un po’ più grande.
Oltre a due GER c’è una piccola baracca con bancone che dà sull’esterno come un piccolo ristorante take away alla mongola, uno steccato che circonda tutta l’area e perfino una doccia rudimentale. Una piccola e tenerissima bambina mongola fa capolino dalla baracca di legno con un vestitino bianco, ma dopo pochi minuti esce indossando un vestito rosso probabilmente in nostro onore.
Le nostre guide chiedono se possiamo fermarci lì per cucinare e mangiare. Dauka si mette al lavoro, noi ne approfittiamo per fare due passi intorno e per rilassarci. La famiglia ha stabilito la sua casa vicino ad un ruscelletto dove prendono l’acqua da bere, per cucinare o per lavare i panni.
Lo sport più importante tra i mongoli è la lotta, bokh, che molti qui chiamano anche semplicemente wrestling.
Ogni anno, in Luglio, ad Ulaan Bataar si organizza il Naadam (i Giochi) un grande torneo con i tre sport nazionali dei mongoli, la lotta, il tiro con l’arco e la corsa dei cavalli.
Ulzir, come tutti i mongoli maschi è un appassionato dilettante e non si fa pregare due volte per combattere un po’ con me, voglioso di imparare le tecniche.
I mongoli rispetto a noi occidentali non sono fortissimi, ma nella lotta sanno bene come muoversi. Anche se sono in grado di sollevare Ulzir, durante il combattimento è ben saldo per terra, ed ha una notevole resistenza. Se vuoi battere un mongolo o devi essere almeno il doppio come forza e dimensioni oppure devi giocare di astuzia e di pazienza. Aspettare che si presenti il momento propizio. Se cominci ad attaccare per primo lui sfrutterà tutti i tuoi sbilanciamenti a suo favore, e sarà sempre pronto a schivarti.
Più è lungo il combattimento, più ci sono possibilità di vincere.
Ulzir mi ha battuto molte volte, purtroppo non sono riuscito ad ottenere la mia rivincita poiché verso la metà del tour si è spezzato la schiena lottando con Carl ed altri mongoli. Dopodiché riusciva a malapena a guidare.
Ulzir era molto orgoglioso delle sue vittorie sugli stranieri, ed alla fine di ogni combattimento eseguiva la danza dell’aquila dove lo sconfitto passa sotto il braccio destro del vincitore ricevendo una sculacciata!
Ma quando ha provato a sfidarci a braccio di ferro senza mai riuscire a battere nessuno di noi, è rimasto molto deluso, con lo sguardo assente per giorni, senza riuscire a farsene una ragione nonostante ci battesse nella lotta, a dimostrazione del fatto che non è solo una questione di forza.
Accanto al nostro tavolo noto una struttura di legno con un telo pieno di pezzi bianchi.
E’ una specie di formaggio, pezzi di latte solidificato ed essiccato al sole.
Notando la mia curiosità Dauka chiede alla famiglia di poterne prenderè un po’. Io ne addento subito un pezzettino ma il sapore è troppo rancido. Così ne rimangono un bel po’ nella ciotolina in attesa di assaggiare i manicaretti di Dauka.
Si riparte verso Nord est vicino verso un’altro parco. Ormai ci siamo lasciati da un pezzo i luoghi turistici, e siamo praticamente soli.
Qui il paesaggio è stupendo, le verdi praterie del nord, qualche albero sui lati delle montagne, il cielo aperto e le nuvole che corrono veloci.
Nonostante sia Agosto, non fa caldissimo in Mongolia, anzi il vento che qui soffia senza mai sosta è abbastanza fresco, invece la luce diretta del sole è così forte che sembra bruciare la pelle. Le escursioni termiche sono notevoli quando passa una nuvola.
Ci accampiamo vicino ad un altro lago, una grande area che da poco è stata nominata parco nazionale, dove c’è anche un sito archeologico vicino ad un sito che si ritiene abbia ospitato un accampamento del solito Chiggins Khan.
Troviamo anche un paio di casette di legno che alcuni giovani mongoli intraprendenti vogliono utilizzare come bed & breakfast per i futuri turisti che verranno a visitare il nuovo parco nazionale.
Noi ci godiamo la pace e la tranquillità del verde paesaggio inabitato.
Siamo al quarto giorno ed ormai ci siamo un po’ annusati l’un l’altro.
Il gruppo è formato da soli europei, ma molto diversi tra loro.
Carl è un classico irlandese festaiolo con gli occhi azzurri, i capelli rossicci e le gote rosse. Lavora come carpentiere a Cork, la sua città in Irlanda, ma alterna spesso al suo lavoro flessibile lunghi viaggi intorno al mondo, ed è già la seconda volta che viene in Mongolia per visitarla. E’ un ragazzo di poche pretese, purchè ci sia sempre una lattina di birra, può andare anche in capo al mondo. Di lui ho una foto in cui fa pipì ad ogni sosta!
Purtroppo il suo accento a me risultava molto difficile da decifrare e spesso non capivo quello che diceva.
Poi c’è Candy, il cui nome si addice ai suoi bianchissimi capelli alla Barbie Rockstar, ed alla sua carnagione chiara. E’ una londinese alternativa, artista di Camden town, che si occupa di allestimenti di mostre in generale. Il suo look ha qualcosa di punk che tradisce le sue origini. E’ infatti cresciuta tra i Clash ed i Sex Pistol, amici dei suoi genitori. Suo padre infatti suonava in una delle band della scena punk londinese degli anni 70, the Lurkers.
Poi c’ è Clare, un’amica conosciuta durante una escursione a cavallo nell’altra parte del mondo, in Patagonia. Approfittando delle vacanze estive si è unita com me in questo tour. Anche lei è irlandese, sebbene completamente diversa da Carl, ed infatti tra dublinesi e corkesi le frecciatine non mancano.
Eileen invece è una ragazza greca che ha studiato recitazione teatrale e che sogna di diventare attrice professionista.
Il suo amore per gli animali non si limita al non mangiare carne ( anche se ogni tanto si lascia convincere quando le assicuriamo che l’animale non ha sofferto!), ma una profonda empatia la lega ad ogni singolo insetto spiaccicato sul muso di Boris.
Ad ogni fermata infatti si precipitava sul radiatore a staccare gli insetti ancora semivivi e poi chiedeva a me di dargli il colpo di grazia. Io con ostentato piacere affondavo il mio scarpone misericordioso sui poveri insetti che si contorcevano, mentre Eileen urlava ad ogni colpo coprendosi gli occhi.
Al mattino del quarto giorno andiamo a visitare Baldan Baraivan Khiid, uno dei più grandi monasteri buddisti della Mongolia.
Devo dire che so poco o niente di buddismo, so che più che una religione dovrebbe essere una filosofia, e questo mi affascina molto.
Ma il buddismo qui in Mongolia mi delude molto. E’ pacchiano, fatto di tanti riti che i mognoli a mala pena capiscono.
Durante il periodo comunista i sovietici si sono impegnati molto per smantellare la forte componente buddista ormai centenaria nella cultura mongola, puntando molto sullo sciamanesimo.
Si è creato quindi una specie di ibrido tra il pacchiano sciamanesimo, fatto di cumuli di pietre, fazzoletti colorati ovunque, ripetizioni di gesti, strusicate di pietre, pezzi di legno, offerte di cocci di bottiglia di vodka Chiggins intorno agli Ovo, cumuli di pietre e immondizia nel mezzo della campagna o in cima ai monti.
Il nostro autista prende molto seriamente questi riti, e gira in senso antioriario col furgone ad ogni ovo che incontriamo sulla “strada”.
Il baldan baraivan Khiid è un monastero che ospitava 1500 lama, ma fu distrutto negli anni 30 dal regime comunista.
Il custode in cambio di un invito a pranzo ci fa da cicerone lungo i vari siti sparsi attorno adibiti ai riti sciamano/buddisti.
L’edificio principale è in fase di ricostruzione e quindi inaccessibile. Le nostre guide seguono invece un percorso di purificazione e preghiera, mentre noi osserviamo incuriositi.
Poi veniamo coinvolti nel rito della rinascita dove si passa attraverso un buco nella roccia, e si infilano varie parti del corpo in cavità più o meno ergonomiche.
La sera rimaniamo a dormire in zona.
Io ne approfitto per continuare a leggere la storia segreta dei mongoli, il libro più importante della bibliografia mongola.
La storia di questo libro è molto interessante. E’ stato scritto qualche anno dopo la morte di Chiggins Khan, intorno al 1240, dopodichè è scomparso per riapparire, in una copia trascritta in mongolo coi fonemi cinesi e con testo tradotto in cinese a fronte, solo nel 1866 dove è stato tradotto in russo dal suo scopritore in una forma ridotta.
Solo nel 1941 veniva tradotta in russo la versione integrale, proprio mentre in Mongolia il regime comunista faceva di tutto per smorzare il mito nazionalista del grande conquistatore, etichettato nei libri di storia del regime, come semplice signore feudale. Lo stesso libro una volta pubblicato in Russia, era proibito in Mongolia.
Il titolo originale è proprio la “storia segreta dei mongoli”, ma la sua segretezza non è dovuta al fatto che contenga chissà quali importanti informazioni. Gli studiosi ritengono che le umili e sanguinose origini di questo popolo di pastori nomadi siano risultate imbarazzanti ai nuovi Khan che cercavano di mettersi al pari lignaggio dei signori dei paesi che conquistavano, come la Cina, la Persia, l’Europa.
Mentre questi ultimi signori avevano nelle loro corti storie di cavalieri, amori, strategie di guerra, coraggio e amore per il proprio paese, quello che si legge nella storia segreta dei mongoli è effettivamente imbarazzante se paragonato da questo punto di vista.
Il popolo dei mongoli contemporaneo di Temujin (Chigging Khan) era diviso in piccolissime tribù, sempre in lotta tra loro, sempre ad uccidersi a vicenda per ogni piccolo screzio, anche tra fratelli, cugini, amici.
Leggendo il libro, viene fuori una figura interessante del giovane Temujin, che rimane orfano del padre, il capo della sua tribù, e in seguito a ciò viene allontanato dalla sua comunità perchè non vogliono che lui diventi il successore.
Il giovane Temujin, non sembra interessato alla conquista, o bramoso di potere. Piuttosto vuole vivere in pace con la madre ed i fratelli, e la promessa sposa che il padre gli ha procurato poco prima di essere avvelenato dalla tribù rivale.
Ma il povero Temujin è senza pace, poichè i suoi parenti vogliono farlo fuori, tanto per essere sicuri, alla mongola insomma…
La mia impressione, leggendo il libro, è che Temujin abbia iniziato a combattere perchè messo con le spalle al muro e, stanco di continui omicidi, litigi e scaramucce, abbia deciso di unificare tutte le litigiose tribù sotto un unico signore.
Lui stesso vorrebbe dare a chi ha titoli nobiliari più alti di lui il potere, ma nessuno degli altri nobili ha il coraggio di prendersi una tale responsabilità, e così tutti, con la coda tra le gambe lo proclamano Khan, Chiggins Khan, il signore dell’oceano, che governa il grande mare formato dai diversi popoli della mongolia.
Una volta unificati tutti i popoli della mongolia, Temujin non si ferma e comincia ad invadere gli imperi confinanti. Il perchè non chiaro, sembra che accada qualcosa che accresce la sua brama di potere. E’ una domanda che mi sono fatto spesso durante il mio soggiorno in Mongolia, ma che per ora non ha trovato risposta, solo qualche indizio.
Nella parte del nostro tour che copre il nord est della Mongolia, tocchiamo un po’ tutti i luoghi dell’infanzia di Temujin, dalla nascita fino alla nomina di Khan. Tutti con monumenti e riqualificati dal governo per essere sfruttati come attrazione turistica.
Solo un luogo non è possibile trovare, la sua tomba.
La leggenda intorno alla sua tomba è tanto affascinante quanto misteriosa.
Come in tutte le storie avventurose che si rispettino, ci sono di mezzo enormi tesori, accumulati dal grande signore durante le sue razzie per mezzo mondo.
Ma il luogo della sua sepoltura doveva rimanere segreto. Qui si è mostrato l’ingegno di Chiggins, ed anche la sua mancanza di fiducia verso il prossimo. E’ stato il primo uomo forse ad implementare quella che durante il corso di reti di telecomunicazioni (ricordo che ho un passato recente di ingegnere elettronico!) si chiamava sicurezza a più livelli.
Una volta che il corteo funebre raggiunse il luogo della sepoltura, la fossa che doveva accogliere il grande condottiero era decisamente enorme. Questo perché, oltre ai tesori, pochi soldati scelti, massacrarono tutti coloro che avevano preso parte al corteo e li seppellirono insieme al loro signore.
Dopodiché cavalcarono sul luogo della sepoltura, calpestando il terreno fino a far sparire le tracce degli scavi.
Quando i fedeli cavalieri si avviarono verso la capitale, si fermarono alla prima stazione militare, dove furono massacrati da altri fedelissimi compagni, i quali, una volta tornati in capitale furono a loro volta uccisi.
In questo modo fu implementato un sistema di sicurezza forse un po’ sanguinario, ma efficace ed in puro stile mongolo!
Dove sia adesso la tomba di Temujin, ancora non si sa. Ma ci sono stati molti folli esploratori che si sono armati di metal detector e di UAZ, girovagando per la Mongolia.. chissà forse in un prossimo viaggio….
La nostra avventura non è neanche a metà…





















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