7 Luglio 2009
Sono un po’ stordito, non mi rendo ancora conto, mentre attendo accanto al gate 8 dell’aeroporto di Bari, il sole sull’orizzonte della pista illumina, come se fosse all’interno, la sala d’attesa.
Solo nel momento in cui attraverso il gate, provo una sensazione di paura che non avevo da un po’, la stessa che provavo prima di affrontare un esame all’università, quella morsa allo stomaco, e quei brividi sulla schiena.
Ho un flash, un deja vu di quello che mi potrà succedere, posti sconosciuti, gente diversa, lontana dal mio modo di pensare.
Diventare un altro uomo, crescere ancora, dopo i trent’anni.
Cosa sarò diventato tra un mese? E tra 3 mesi? E tra un anno?
Non ne ho idea, ma è proprio per questo che devo scrivere, scrivere tanto. Per cogliere le sfumature nei miei cambiamenti, nelle storie che farò mie e che diverranno la storia del mio mondo e di quelli che incontrerò.
Sto per atterrare ad Hahn, dove mi aspetta Antonio, per passare un paio di giorni con lui, giusto per acclimatarmi al senso del viaggio e poi l’ultimo aereo per Riga, e da lì solo via terra, per molto, molto tempo.
Perché il viaggio va sentito, sotto le suole delle scarpe, nelle ossa, nello zaino.
Un auto, un treno, sono ancora sufficientemente lenti per poter vedere e sentire il paesaggio che ti scorre davanti agli occhi, l’aereo annulla lo spazio.

Buon viaggio Sergio, spero che troverai ciò che cerchi…
é una bella sfida quella che ti sei posto, una bella botta di vita, non per tutti, perciò vivila in pieno e divertiti!!!
Ciao, a presto…Spiry…